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giovedì 27 agosto 2009

Mel Brooks in "Il barbiere di Sansone"


La Bibbia è veramente sorprendente.
Leggi i libri che raccontano l'esodo e quello che ti aspetti è una storia di miti pastori che migrano, poveracci, in cerca di uno straccio di terra polverosa dove seminare qualche graminacea. T'immagini carri carichi di povere cose, donne incinte, vecchi che arrancano, bambini che hanno perso i genitori. Ti sembra di vederlo, Mosè che guida il suo popolo con saggezza, seguendo i suggerimenti dello spirito divino.

E invece, sorpresa: guerre, stragi e "fate fuori tutti ma tenete per voi le vergini" e "la città venne passata a fil di spada" e "non lasciarono nemmeno un superstite" e persino Mosè che si arrabbia coi suoi generali: «Bestie! Avete lasciato in vita le femmine?!?». Perbacco.

Attacco a leggere un libro serissimo: "Giudici". I Giudici erano delle personalità mandate da Dio per guidare il popolo eletto in momenti di grave difficoltà.
A un certo punto Dio manda Sansone. Secondo me, quando Dio mandò Sansone al popolo eletto, aveva voglia di fargli uno scherzo o di farsi delle gran risate. Del resto il cinema non c'era ancora e bisogna pur arrangiarsi in qualche modo.

Continua...

lunedì 27 luglio 2009

Santa Alleanza

Manifesto sistematico

«Tu sterminerai tutti i popoli che il signore tuo Dio ti dona: il tuo occhio non avrà misericordia di loro e non servirai i loro dei»
Dt 7, 16

Santa alleanza

«sarò nemico dei tuoi nemici e avversario dei tuoi avversari: poiché il mio angelo andrà davanti a te e ti porterà dall'Amorreo, dall'Hittita, dal Perittita, dal Cananeo, dall'Eveo, dal Gebuseo, e lo sterminerò»

«Manderò il mio terrore davanti a te e metterò alla deriva tutti i popoli presso i quali andrai e ti consegnerò il dorso di tutti i tuoi nemici»
Es 23, 20-33

Ordini precisi

«rovescerete i loro altari, spezzerete le loro stele, toglierete i loro pali sacri, perché non ti prostrerai a un aldro dio, perché il signore è un Dio geloso»
Es 34, 11

Cronache di guerra

«E colpirono lui, i suoi figli e tutto il suo popolo, finché non restò un superstite, e presero possesso della sua terra»
Nm 21, 34-35

Onore e gloria

«Ecco un popolo che sorge comu una leonessa, si alza come un leone; non si mette a dormire finché non ha divorato la preda, beuto il sangue dei trafitti»
Nm 23, 24

Le ire del generale

«Mosè si adirò contro i comandanti [...] Mosè disse loro: «Avete lasciato in vita tutte le femmine? Furono esse, per suggerimento di Balaam, a stornare dal Signore i figli d'Israele nel fatto di Peor e ad attirare il flagello sulla comunità del Signore»
Nm 31, 13-17

Gli ordini del generale

«Ora uccidete ogni maschio tra i bambini e ogni donna che sia unita con un uomo. Tutte le ragazze che non si sono unite con un uomo le lascerete vivere per voi»
Nm 31, 17

Bottino

«Or il bottino della razzia che avevano fatto i soldati dell'esercito era di 675000 pecore, 72000 buoi, 61000 asini e 32000 persone, cioè donne che non si erano unite con uomo»
Nm 31, 32-35

Anatema

«Abbiamo votato all'anatema ogni città abitata, le donne e i fanciulli; non abbiamo lasciato alcun superstite. Solo il bestiame abbiamo fatto nostro bottino»
Dt 5, 34

Nota dei curatori

«L'anatema era l'offerta a Dio, il vero vincitore, di tutto il bottino di guerra mediante distruzione»
pag. 277, Bibbia Tabor (Nuovissima versione)*




*Ricavata da fonti originali in greco e aramaico. A proposito della traduzione ufficiale CEI leggo:

«in conformità con le direttive del Concilio Vaticano II (costituzione De Sacra Liturgia, n. 36 par. 4.), la traduzione doveva inoltre risultare in accordo con la Vulgata (traduzione in latino poco fedele, NdR). Tale obiettivo tricefalo (fedeltà ai testi originali, alla lingua italiana, alla Vulgata) lascia intuire le difficoltà e i dilemmi che devono aver divorato traduttori e revisori». Obiettivo tricefalo. Sarà stato in onore della trinità. Dico, eh.

mercoledì 6 maggio 2009

La santa alleanza, ovvero: Che figli di Aronne (bis)


C'è un patto inalterabile e perenne tra Dio e figli di Aronne, gli unici autorizzati ad esercitare la professione di sacerdote. (Ne ho già parlato, ma in Numeri 18 c'è il contratto per intero). Tutto ciò che viene offerto a Dio dal popolo d'Istraele, di diritto appartiene ai sacerdoti, come ricompensa del "lavoro" inerente l'altare e i sacrifici. Alcune offerte potevano essere riscattate con una somma in denaro, stabilita a discrezione del sacerdote stesso.
Questa viene percepita dal popolo d'Israele come una palese ingiustizia (i figli d'Aronne mangiavano a ufo, dopotutto), tant'è che scoppia una rivolta, ma Dio stermina tutti i 250 rivoltosi.

«8 Il SIGNORE disse ancora ad Aaronne: «Ecco, di tutte le cose consacrate dai figli d'Israele io ti do quelle cose che mi sono offerte [...] tutte le loro offerte, vale a dire ogni oblazione, ogni loro sacrificio per il peccato e ogni loro sacrificio per la colpa che mi presenteranno; sono tutte cose santissime che apparterranno a te e ai tuoi figli. 10 Le mangerai in luogo santissimo: ne mangerà ogni maschio; per te saranno cose sante. [...] Ogni primogenito di ogni carne che essi offriranno al SIGNORE, così degli uomini come degli animali, sarà tuo; però, farai riscattare il primogenito dell'uomo e farai riscattare il primogenito di un animale impuro. 16 Quanto al riscatto, li farai riscattare dall'età di un mese, secondo la tua stima, per cinque sicli d'argento, a siclo di santuario, che è di venti ghere. [...] 19 Io do a te, ai tuoi figli e alle tue figlie con te, per legge perenne, tutte le offerte delle cose sante che i figli d'Israele presenteranno al SIGNORE per elevazione. È un patto inalterabile, perenne, davanti al SIGNORE, per te e per la tua discendenza con te».

Numeri 18, 8-19



«Un fuoco uscì dalla presenza del Signore e divorò i duecentocinquanta uomini, che offrivano l'incenso

Numeri 18, 35

lunedì 27 aprile 2009

Genealogia dei patriarchi - L'epica guerra di Lia e Rachele



Puntate precedenti:
1- Benedetto XVI, gli speculatori, il Faraone e Giuseppe
2- Non è sorta eresia senza i suoi solidi fondamenti biblici
3- Che figli di Aronne
4- Non lasciate che gli storpi vengano a me


[Questo è un tentativo di riassumere la genealogia dei patriarchi dell'Antico Testamento]

Abramo sposa Sara. Sara resta a lungo sterile, ma fa andare Abramo con la serva Agar. Agar partorisce Ismaele. In vecchiaia Sara diventa fertile e genera Isacco. La serva e il figlio vengono cacciati per volere di Sara. In seconde nozze Abramo sposa Chetura, ci fa sei figli, ma di tutta questa progenie non si ha più notizia. (Genesi 16, Genesi 21)

Isacco sposa Rachele, da cui ha due figli: Esaù e Giacobbe. Esaù è il fesso che vende la primogenitura a Giacobbe. Le cose vanno così: Esaù ha fame, chiede al fratello un piatto di lenticchie e Giacobbe gli propone l'equo scambio. Il fesso accetta e perde l'eredità. (Genesi 25, 29-34)
E fin qui, tutto relativamente semplice. Ma ecco che succede a Giacobbe.

Giacobbe sposa Lia e dopo sette anni anche la sorella più giovane, la bella Rachele. Lia sforna subito 5 figli. Rachele è sterile e s'ingelosisce, per cui mette nel letto del marito la sua schiava, Bila. Bila partorisce per Rachele un paio di pargoli. Lia dice "Ah, è così?" e butta il marito tra le braccia della sua schiava (Zilpa), che sforna un paio di figli. Poi la stessa Lia, nonostante l'età, riesce a sgravarsi di altri 2 figli. A questo punto siamo 9 a 2 per Lia.
Ma c'è un colpo di scena finale: Rachele diventa fertile e partorisce Giuseppe.
Di Giuseppe ho già scritto, è il tizio che viene venduto dai fratelli, finisce amministratore del faraone e diventa un abile speculatore in tempo di carestia.

Ed ecco, ricopiata e scremata (ma val la pena di leggere l'originale) l'Epica guerra di Lia e Rachele, Genesi 29 e 30:

«Ora il Signore, vedendo che
Lia veniva trascurata, la rese feconda, mentre Rachele rimaneva sterile. Così Lia concepì e partorì un figlio e lo chiamò Ruben, [...] disse: «[...] ora mio marito mi amerà». Poi concepì ancora un figlio [...] e lo chiamò Simeone. Poi concepì ancora e [...] lo chiamò Levi. Concepì ancora e partorì un figlio e [...] questo lo chiamò Giuda. [...]


Rachele, vedendo che non le era concesso di procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: «Dammi dei figli, se no io muoio! [...] Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei». [...] Bila concepì e partorì a Giacobbe un figlio. [...] lo chiamò Dan. Poi Bila, la schiava di Rachele, concepì ancora e partorì a Giacobbe un secondo figlio. [...] lo chiamò Nèftali.

Allora Lia, vedendo che aveva cessato di aver figli, prese la propria schiava Zilpa e la diede in moglie a Giacobbe. Zilpa, la schiava di Lia, partorì a Giacobbe un figlio. [...] e lo chiamò Gad. Poi Zilpa, la schiava di Lia, partorì un secondo figlio a Giacobbe. [...] lo chiamò Aser. [...] Il Signore esaudì Lia, la quale concepì e partorì a Giacobbe un quinto figlio. [...] lo chiamò Issacar. Poi Lia concepì e partorì ancora un sesto figlio a Giacobbe. [...] Perciò lo chiamò Zàbulon. In seguito partorì una figlia e la chiamò Dina.

Poi Dio si ricordò anche di Rachele; Dio la esaudì e la rese feconda. Essa concepì e partorì un figlio e disse: «Dio ha tolto il mio disonore». E lo chiamò Giuseppe.»

martedì 10 marzo 2009

Non lasciate che gli storpi vengano a me.

Sì, lo so: occorre contestualizzare, inserire questi brani biblici nell'adeguato contesto storico-antropologico. Sì, d'accordo: si tratta più che altro di norme a carattere igienico-sanitario, rozze precauzioni adottate da società primitive.

E ammettiamolo: questi brani dell'AT non mi scandalizzano per nulla.

Però è più forte di me: provo un divertimento sadico nel farli leggere a chi so io*, obbligando la suddetta persona** a correre dal prete, bibbia aperta in mano e indice puntato, per chiedere spiegazioni.

«Non offrite al Signore animali ciechi, storpi, mutilati, ulcerati, scabbiosi o purulenti, e nulla di essi deporrete sull'altare per il Signore come dono. [...] Non offrite al Signore animali i cui testicoli siano rientrati, schiacciati, strappati o tagliati.»
Levitico 22, 22

«Nessun uomo della discendenza di Aronne che abbia un difetto si avvicini per offrire il nutrimento del Signore: ha un difetto, non si avvicini per offrire il cibo del suo Dio. Potrà mangiare il nutrimento del suo Dio, sia delle cose sacrosante che delle cose sante, ma non si rechi al velo e non si avvicini all'altare, perché ha un difetto e non profani i miei luoghi santi, perché io sono il Signore che li santifico.»
Levitico 21, 21



* Non si tratta di Lucia

** La suddetta persona è la madre di Renzo

mercoledì 4 marzo 2009

Che figli di Aronne.


Renzo: I peccatori* dovevano espiare con un sacrificio. In sintesi davano un agnello o un montone al sacerdote (un piccione se erano poveri), e il sacerdote attaccava col rituale. L'animale veniva sgozzato ed eviscerato e il grasso veniva bruciato sul fuoco come "profumo soave per il Signore".

Lucia: "Profumo soave per il Signore"?

Renzo: Be', proprio schifo non doveva fare: odore di sasizza alla brace. M'immagino Dio che sciaurìa con l'acquolina in bocca.

Lucia: Mavalà, non ci credo...

Renzo: Telchì. Antico testamento, levitico, primo capitolo. Ed è ripetuto in tutto il libro, decine di volte.

Lucia: Vabbe', e poi?

Renzo: Con il sangue bagnavano i corni dell'altare e cuocevano la bestia. E siccome il profumo metteva l'acquolina anche a loro, poi se la pappavano.

Lucia: Si mangiavano il sacrificio?

Renzo: E che, lo buttavano? Quando tu dài l'offerta al prete, lui che fa, la butta? Se la pappa!

Lucia: Ma smettila, sei blasfemo!

Renzo: Levitico, capitolo 8, versetto 31: «Poi Mosè disse ad Aronne e ai suoi figli: "Fate cuocere la carne all`ingresso della tenda del convegno e là mangiatela con il pane che è nel canestro dell`investitura, come mi è stato ordinato. La mangeranno Aronne e i suoi figli». Capito? Glielo aveva ordinato Lui in persona! Che obbedienza! Che sottomissione!

Lucia: Non doveva essere male fare il sacerdote.

Renzo: Infatti era una casta. Diventavano sacerdoti solo di figli di Aronne. Il levitico è il libro delle regole dei sacerdoti, i leviti, che erano tutti figli di Aronne.

Lucia: Aronne?

Renzo: Aronne. Un parente di Giuseppe, l'amico del faraone.

Lucia: Ah ssì, buono quello.



* Il concetto di "peccato" era molto diverso. Peccatore era chi aveva rubato, chi aveva ucciso e il sacerdote era più che altro un giudice facente veci del Giudice Supremo.

venerdì 19 dicembre 2008

Non è sorta eresia senza i suoi solidi fondamenti biblici

«Il fatto è che la Bibbia è colma di passi contraddittori e per questo richiede un'idea superiore con cui leggerla, come da subito intuirono i Padri della Chiesa e come invece purtroppo oggi si tende a ignorare. Il che significa che ciò che realmente guida la lettura della Bibbia è la teologia che sta nella testa dell'interprete. Alla Bibbia si richiamano tutti: ortodossi, luterani, calvinisti, anglicani, valdesi, mormoni, testimoni di Geova, battisti, avventisti del settimo giorno, metodisti, cattolici e molti altri ancora, senza che essa sia in gradi di produrre unità. E così è stato sempre nella storia della Chiesa, dove non è sorta eresia senza i suoi solidi fondamenti biblici».

Vito Mancuso, L'anima e il suo destino, Raffaello Cortina.

venerdì 12 dicembre 2008

Benedetto XVI, gli speculatori, il Faraone e Giuseppe.


Ratzinger dice che la crisi alimentare è causata dagli speculatori.

Come spiegato in questo articolo, gli speculatori scommettono sull'aumento del prezzo di un bene (petrolio, grano), ma in effetti comprando in massa tutti assieme, determinano un aumento del prezzo di quel bene: una profezia che si autoavvera. Quando il prezzo è alto, loro rivendono e ci guadagnano. Però, in effetti, rivendendo in massa spesso determinano un abbassamento del prezzo di quel bene. La colpa della "crisi" è tutta loro?

Altri (vedi Il Lume Rinnovato), sostengono la tesi opposta: gli speculatori fanno aumentare i prezzi in tempi di vacche grasse e li fanno diminuire in tempi di vacche magre. È esattamente quello che sta accadendo adesso: il prezzo del petrolio è sceso da 148 $ di luglio agli attuali 45 $, il prezzo del grano è sceso da 470 Euro di febbraio 2008 agli attuali 240.

Non sono molto convinto dell'utilità del lavoro degli speculatori, credo che saremmo stati tutti più contenti se i prezzi non fossero saliti così tanto, per poi precipitare solo in occasione di una crisi globale.

Ma in ogni caso, come la mettiamo con Giuseppe?

«Allora il faraone disse a Giuseppe: "Nel mio sogno io stavo sulla riva del Nilo. Ed ecco salire dal Nilo sette vacche, grasse di carne e belle di forma, e pascolare nella macchia di papiro. Ed ecco sette altre vacche salire dopo quelle, deboli, bruttissime di forma e magre di carne: non ne vidi mai di così brutte in tutta la terra d'Egitto. Poi le vacche magre e brutte divorarono le prime sette vacche, quelle grasse. [...]

E mi svegliai Poi vidi nel mio sogno sette spighe venire su da un solo stelo, piene e belle. Ma ecco sette spighe secche, sottili ed arse dal vento orientale, che germogliavano dopo di quelle. E le spiche sottili inghiottirono le sette spighe belle." [...]

Allora Giuseppe disse al faraone: [...] stanno per venire sette anni, in cui vi sarà grande abbondanza in tutta la terra d'Egitto. Poi a questi succederanno sette anni di carestia, e si dimenticherà tutta quella abbondanza nella terra d'Egetto, e la carestia consumerà il paese. (Genesi, 41, 1-32)

Giuseppe viene nominato amministratore. Nei sette anni di vacche grasse accumula grano. Poi arriva la carestia. A questo punto gli Egiziani comprano il grano di Giuseppe:

«Così Giuseppe ammassò tutto il denaro che si trovava nella terra d'Egitto e nella terra di Canaan come prezzo del grano che essi comperavano. [...] Quando fu esaurito il denaro della terra d'Egitto e della terra di Canaan, tutti gli egiziani vennero da Giuseppe dicendo: "Dacci pane! Perché dovremmo morire sotto i tuoi occhi? Infatti non c'è più denaro" Rispose Giuseppe: "Cedete il vostro bestiame, e io vi darò pane in cambio del vostro bestiame, se è finito il denaro. [...]

Passato quell'anno vennero a lui nell'anno seguente e dissero: "Non nascondiamo al mio signore che si è esaurito il denaro, e anche il possesso del bestiame è passato al mio signore, non rimane più a disposizione del mio signore se non il nostro corpo e il nostro terreno ».(Genesi 47,2)

Giuseppe acquista il corpo e il terreno degli Egiziani, tutti ridotti a schiavi in cambio di pane. Schiavi, ma vivi! (A me questa cosa della speculazione convince sempre meno).

Insomma -ehm- papa, come la mettiamo con Giuseppe?

lunedì 15 settembre 2008

Il testamento di David Foster Wallace




David Foster Wallace, l'autore di Infinite Jest, si è ucciso.


Sul sito di adnkronos

Sul blog di la7

Su Lipperatura

Su La Stampa


L’ironia e il cinismo erano quel che ci voleva contro l’ipocrisia americana degli anni Cinquanta e Sessanta. La cosa grandiosa dell’ironia è che seziona ogni cosa e poi la guarda dall’alto per mostrarne le tare, le ipocrisie, le scopiazzature […] Il sarcasmo, la parodia, l’assurdo e l’ironia sono modi efficaci di smascherare la realtà e mostrarne la sgradevolezza, ma il problema è: una volta che abbiamo fatto saltare le regole dell’arte, e dopo che l’ironia ha svelato e diagnosticato le brutture del reale, a quel punto che facciamo? L’ironia è utile per sfatare le illusioni, ma in America le illusioni le abbiamo già sfatate e ri-sfatate […]

L’ironia e il cinismo postmoderni sono ormai fini a se stessi, sono il parametro della sofisticatezza hip e dell’abilità letteraria. Pochi artisti osano parlare di altri modi di porsi per risolvere ciò che non va, perché temono di sembrare sentimentali e ingenui agli occhi degli ironisti stanchi di tutto. L’ironia è stata liberatoria, oggi è schiavizzante. In un saggio ho letto una bella frase, diceva che l’ironia è il canto dell’uccellino che ha imparato ad amare la propria gabbia. […]

Dai giorni di gloria del postmoderno abbiamo ereditato sarcasmo, cinismo, una posa annoiata maniaco-depressiva, sospetto nei confronti di ogni autorità, sospetto di ogni limite posto alle nostre azioni […] Devi capire che questa roba ha permeato la nostra cultura, è diventata il nostro linguaggio, ci siamo dentro a tal punto da non capire più che è solo una prospettiva, una tra le tante possibili. L’ironia postmoderna è diventata il nostro ambiente.

[…] Tutta l’attenzione e l’impegno e lo sforzo che come scrittore richiedi al lettore non possono essere a tuo vantaggio, devono essere a suo vantaggio […] Un’opera davvero grande nasce probabilmente da una volontà di svelarci, di aprirci a livello spirituale ed emotivo in un modo che rischia di farci provare davvero qualcosa nel farlo. Significa essere pronti a morire, in un certo senso, pur di riuscire a toccare il cuore del lettore.

— DFW, 1993

via Wu Ming 1, su Carmilla.

mercoledì 4 giugno 2008

Dove risolviamo l'ambiguità tra abbiſſatu e abbirſatu e veniamo a conoſcenza di un curioſo Vocabolario Siciliano-Italiano ...

...nonché del fatto che la ſcannerizzatrice di google ſia coniugata.


Tommy David, in un commento al post precedente, mi stimola a risolvere l'ambiguità tra le parole abbissatu e abbirsatu.
Faccio un po' di ricerche. Quello che trovo è un "Vocabolario etimologico siciliano, italiano e latino, dell'abbate Michele Pasqualino" del 1785, in tre parti (A-Izz, K-Ozz, Pa-Zu), per un totale di più di 2400 pagine. Consultabile on-line.

Giusto per rendere l'idea, il libro riporta una prefazione dotta quanto barocca di un tal Giusepp'Antonio Espinosa Alarcon Idalgo (mi si ſecchino le palle se il nome non è quello riportato).
Ecco l'incipit:

«Solevano gli antichi Popoli, a render più auguſta l'origine delle loro Città, e de' loro Regni, framiſchiando le umane colle divine coſe, farne fabbricatori non che gli Eroi, ma gli ſteſſi Dei. Così appunto avvenir noi veggiamo di quelle Nazioni, le quali a render più venerabile il loro linguaggio, perſuader ci vogliono animoſamente, che sia ancor oggi preſſo di loro alcuna delle Madrilingue rimaſta, le quali la prima volta ſotto la Torre di Babelle furono inteſe

Vengo a conoscenza di tre cose:

1) Google sta digitalizzando e pubblicando online le opere di pubblico dominio (senza diritti d'autore o con i diritti d'autore scaduti). Chissà se il buon Michele Pasqualino avrebbe mai immaginato che per il suo vocabolario potesse cominciare una nuova vita, ben due secoli dopo la prima edizione.

2) Abbissatu viene dal greco abyssos. Andato a fondo, colato a picco. Altro che meramente "guasto". Abbirsatu viene dal latino versus. È abbissatu chi è andato a fondo, abbirsatu chi dà un verso alle cose. Almeno per mia madre io sono abbirsatu, coraggio.

3) La scannerizzatrice di Google è sposata.


lunedì 19 maggio 2008

Dialoghi nel silenzio


(su aNobii)


«Nel sogno da cui si era svegliato vagava in una caverna con il bambino che lo guidava tenendolo per mano. Il fascio di luce della torcia danzava sulle pareti umide [...]»



Ce la caveremo, vero papà?
Sì. Ce la caveremo.
E non ci succederà niente di male.
Esatto.
Perché noi portiamo il fuoco.
Sì. Perché noi portiamo il fuoco.


Voglio restare con te.
Non puoi.
Ti prego.
Non puoi. Devi portare il fuoco.
Non so come si fa.
Sì che lo sai.
È vero? Il fuoco, intendo.
Sì che è vero.
E dove sta? Io non lo so dove sta.
Sì che lo sai. È dentro di te. Da sempre. Io lo vedo.


Te lo ricordi quel bambino, papà?
Sì, me lo ricordo.
Secondo te sta bene, quel bambino?
Ma certo. Secondo me sta bene.
Secondo te si era perso?
No. Non credo che si fosse perso.
Ho paura che si fosse perso.
Secondo me sta bene.
Ma chi lo troverà se si è perso? Chi lo troverà quel bambino?
Lo troverà la bontà. È sempre stato così. E lo sarà ancora.

La strada - Cormac McCarthy


Voglio trovare
un senso a questa vita
anche se questa vita
un senso non ce l'ha

Un senso - Vasco Rossi

venerdì 2 maggio 2008

Dialoghi sull'orlo d'un precipizio


Lucia: Che pace! Che aria pulita! Che vista! E tu che fai? Leggi un libro!

Renzo: Mmmmh.
Lucia: A che pensi?
Renzo: Bah. Certo che il nostro matrimonio è costato uno sproposito. Ti rendi conto? Col costo di una singola bomboniera ci abbiamo pranzato in due!
Lucia: Vero. Due tramezzini e un'acqua piccola. Ma pensa te se devi venir su fino a Pigra per...
Renzo: Senti qua, loro (*) sì che avevano capito tutto:

«Il duca d'Egitto, senza pronunciar parola, portò una brocca d'argilla. La zingara la presentò al Gringoire, dicendogli:
- Gettatela a terra!
La brocca andò in quattro pezzi.
- Fratello, - disse allora il duca d'Egitto, imponendo a entrambi le mani sulla fronte, - questa è tua moglie. Sorella, questo è tuo marito. Per quattro anni. Andate!»

Lucia: Primo: Esmeralda per una brocca rotta a Gringoire non gliela dà. Lo lascia in bianco, la prima notte e per sempre.
Renzo: Questo è vero. Comunque neanche tu la prima notte...
Lucia: E a chi dovevo dare cosa? Avevi appena toccato letto e hai preso a russare! Con la cravatta ancora al collo!
Renzo: Vero. Vabbe'. E secondo?
Lucia: Secondo: Esmeralda e Gringoire hanno un contratto di quattro anni. Il nostro dovrebbe durare un po' di più. E questo è anche il motivo per cui non ti spingo giù dal dirupo: non voglio gettare al vento l'investimento, dopo neanche un anno!


* da Notre Dame de Paris, Victor Hugo.

giovedì 24 aprile 2008

Padre Pio, silicone e cadaveri che puzzano


«Il lavoro che abbiamo dovuto svolgere è stato impegnativo, ma il risultato finale è davvero soddisfacente».

«C’è stato innanzitutto un bagno di alcool e formalina ad alta concentrazione [...]. Quindi il corpo è stato avvolto con bende e ovatta impregnata di una soluzione mummificante a base di creosoto, trementina, acido benzoico e altre sostanze».
«
La difficoltà maggiore è stata causata dal fatto che il corpo era molto bagnato, [...] ci siamo perciò meravigliati quando abbiamo constatato che il corpo non emanava cattivo odore. Nella ricognizione abbiamo riscontrato che i tegumenti sul volto ci sono tutti. Le fosse orbitarie e le pinne nasali ovviamente non si trovano mai, ma i padiglioni auricolari e le labbra li abbiamo trovati. Anche barba e baffi erano in buone condizioni e abbiamo potuto sistemarli bene. Quando è entrato il padre generale dei Cappuccini è rimasto di stucco: ha detto che sembrava stesse dormendo»
.
Nonostante l'
assenza di cattivo odore, il cranio è parzialmente scheletrizzato. Il problema sarà aggirato con la sottile maschera di silicone color carne che riproduce le sembianze di Padre Pio, arrivata tre giorni fa a San Giovanni Rotondo.


«Quando, prima ancora che facesse giorno, misero dentro la bara il cadavere [...], qualcuno tra i presenti domandò se si dovessero aprire le finestre. La domanda, fatta incidentalmente non si sa da chi [...] rimase senza risposta [...] ma unicamente perché l'idea che il cadavere di un uomo simile potesse decomporsi e puzzare parve loro una vera assurdità. [...] Il fatto è che dalla bara cominciò ad uscire, a poco a poco, ma sempre più insistente, il lezzo della putrefazione
»

I fratelli Karamazov - Fedor Dostoevskij

giovedì 3 aprile 2008

La realtà è Ralph, la realtà è Daniela che uccide Claudio


Ha ragione Leonardo: Tutta la vita davanti è un film spendidamente paradossale. Virzì mette in scena storie estreme, estremamente vere.

Perché - come ci insegna la cronaca - la realtà è l'amante tradita che uccide per delusione, la realtà è la ragazza madre che si prostituisce, la realtà è il venditore di aspirapolvere costretto a fare il giro dell'isolato nudo.

La realtà è Ralph, come scrive il Re.

«[...] aveva raccolto con rabbia il giornale e lo aveva sfogliato fino all'ultima pagina per mostrarle un articolo in una rubrica intitolata Questo strano mondo. Il titolo era «Cane ritrova la via di casa dopo tre anni». Raccontava la storia di un collie di nome Ralph, perso durante una vacanza della sua famiglia a Port Charlotte, Florida. Tre anni dopo Ralph si era ripresentato all'abitazione dei padroni a Eugene, Oregon. Era magro, senza collare e con qualche vescica sulle zampe, ma nel complesso stava abbastanza bene. Aveva semplicemente percorso il vialetto di casa, si era seduto davanti alla posta e aveva abbaiato perché lo facessero entrare. «Secondo te che cosa ne penserebbe Monsieur Carson Foray se trovasse una storia così su un mio libro?» aveva esclamato Scott [...] «Credi che mi sparerebbe un fax per dirmi che scricchiola un po', vecchio mio?» [...] «E ti dirò una cosa, Lisey», era sbottato, «i romanzieri sono costretti a sgobbare ostacolati da handicap tremendi. La realtà è Ralph che ricompare dopo tre anni e nessuno sa perché. Ma un romanziere non può raccontare una storia così! Perché scricchiola un po', vecchio mio!»

Stephen King - La storia di Lisey

mercoledì 26 marzo 2008

Ciò che salva l'uomo

«[...] non è il cristianesimo a salvare gli uomini, come non li salva nessun altra religione. Non è la religione che salva gli uomini, gli uomini non si salvano perché sono religiosi. Gli uomini si salvano (al di là di che cosa questa espressione possa significare) perché sono giusti. Ciò che salva è la vita buona e giusta [...]»

Vito Mancuso su La poesia e lo spirito

venerdì 29 febbraio 2008

Due chiacchere al bar: aNobii e la divina Alessandra Celentano


- Cos'è questo aNobii?

- Un sito su cui puoi caricare la tua libreria, libro per libro: autore, edizione, voto.
- E perché mai uno dovrebbe perdere questo tempo?
- Be', perché puoi commentare i libri letti, leggere i commenti altrui, frugare nelle librerie degli altri, conoscere gente che ha gusti simili ai tuoi, scoprire nuovi romanzi e autori, creare dei gruppi di discussione su libri e autori.

- I signori vogliono ordinare?
- Ah, sì. Che prendi?

- Caffè.
- Uff, mi fa male al reflusso. Prendo un amaro.

- Bello, ma Alessandra Celentano cosa c'entra?
- C'entra, c'entra. Abbi pazienza. Insomma, ho caricato la mia libreria su aNobii.
- E com'è?
- Fico. Ho tra le mani due libri che mi sono stati prestati dagli autori: Il sangue degli altri, di Antonio Pagliaro, anobiano e Thomas Jay di Alessandra Libutti, anobiana.
- Maddài?
- Alessandra Libutti ha comprato il suo libro su IBS per prestarlo a me
- E quando lo finisci che succede?
- Lo passo al secondo, il secondo al terzo e così via.
- E se volessi leggerlo anch'io?
- Be', aggiungiti all'elenco.

- Un caffè e un amaro, sono 8 euro e 50
- Eeeeeh?
- Quanto ha dett.. orcoboia!
- Vabbè, lascia andare...

- Insomma, è una figata questo aNobii!
- Pensa che alcuni autori anobiani hanno concordato con i lettori le date e i luoghi delle presentazioni. La Lipperini parteciperà ad un evento organizzato su anobii dall'associazione Sabina futura.

- E la Celentano?
- La Celentano dice che adesso c'è troppa gente che parla a vanvera di libri. Cioè, non lo dice la Celentano, lo dice Seia...
- Seia?
- Sì, Seia.
- E la Celentano?
- La Celentano che?
- Cosa c'entra la Celentano??!!
- La Celentano? Urca, non ricordo... perché ho nominato la Celantano?
- Se non lo sai tu...

mercoledì 27 febbraio 2008

Ciambelle e accordi pre-elettorali


«Tu vuoi che ti faccia priore di Kingsbridge e io voglio che tu mi faccia vescovo». [...]

Il desiderio di diventare priore era una forza irresistibile [...], alzò gli occhi al cielo e disse: «Se non vuoi che accada, ammutolisci la mia lingua, paralizza la mia bocca, arresta il respiro della mia gola e impediscimi di parlare»
Padre Philip


«Caro Dio, come offerta, ecco del latte e biscotti.

Se invece desideri che sia io a mangiarli,
ti prego di non darmi segni di alcun tipo.
(breve pausa)
Sia fatta la tua volontà. Aaaahm.. crunch crunch crunch..»
Homer Simpson

mercoledì 20 febbraio 2008

I laici, Dio, la scienza, i bisogni

«Guardate i laici e tutta questa gente che si è innalzata al di sopra del popolo di Dio: non hanno forse deformato l'immagine di Dio e la Sua verità? Loro hanno la scienza, ma nella scienza c'è soltanto quello che cade sotto i sensi. Il mondo dello spirito, che è la meta superiore dell'essere umano, è stato ripudiato completamente, è stato bandito con un'aria di trionfo, anzi, con un senso di odio.

Hanno proclamato la libertà, specialmente negli ultimi tempi, e che cosa vediamo, cosa c'è nella loro libertà? Schiavitù e autodistruzione, nient'altro! Perché il mondo dice: "tu hai dei bisogni, perciò appagali, poiché hai gli stessi diritti degli uomini illustri e ricchi. Non aver paura di appagarli, anzi moltiplicali" [...] Ma qual è il risultato di questo diritto di moltiplicare i bisogni? Per i ricchi il risultato è l'isolamento e il suicidio morale, per i poveri l'invidia e l'omicidio, perché i diritti glieli hanno dati, ma i mezzi per soddisfare questi bisogni, non glieli hanno ancora indicati.»

Da i sermoni dello "Starek" Zosima, I fratelli Karamazov - Fedor Dostoevskij

(Curioso: il concetto di laicità attribuito da Dostoevskij ad un "santone" di fine ottocento è simile a quello di un ex-democristiano italiano d'inizio XXI secolo. Curioso anche quanto il medesimo santone sia marcusiano).

mercoledì 23 gennaio 2008

Etica senza Dio


Padre Paneluox: Forse dobbiamo amare quello che non possiamo capire.

Dr. Rieux
: No, padre, io mi faccio un'altra idea dell'amore; e mi rifiuterò sino alla morte di amare questa creazione dove i bambini sono torturati.

Padre Paneluox
: Dottore [...], ora ho capito quello che chiamano grazia.

Dr. Rieux
: È quello che non ho, lo so bene.

___________

Padre Paneluox
: Anche lei lavora per la salvezza dell'uomo

Dr. Rieux
: La salvezza dell'uomo è un'espressione troppo grande per me. Io non vado così lontano. La sua salute m'interessa, prima di tutto la sua salute.

(Dialoghi tra padre Paneloux e il dottor Rieux, in "La peste" di Albert Camus.)

venerdì 18 gennaio 2008

Infinito


«Un giorno o una notte – tra i miei giorni e le mie notti, che differenza c’è? – sognai che sul pavimento del carcere c’era un granello di sabbia. Mi riaddormentai, indifferente; sognai che mi destavo e che i granelli di sabbia erano due. Mi riaddormentai; sognai che i granelli di sabbia erano tre. Si andarono così moltiplicando fino a colmare il carcere e io morivo sotto quell’emisfero di sabbia. Compresi che stavo sognando; con un grande sforzo mi destai. Fu inutile; l’innumerevole sabbia mi soffocava. Qualcuno mi disse: “Non ti sei destato alla veglia ma a un sogno precedente. Questo sogno è dentro un altro, e così all’infinito, che è il numero dei granelli di sabbia. La strada che dovrai percorrere all’indietro è interminabile e morrai prima di esserti veramente destato.

Mi sentii perduto. La sabbia mi rompeva la bocca, ma gridai: “Una sabbia sognata non può uccidermi, né ci son sogni che stiano dentro sogni!. Uno splendore mi destò».
Continua...

Tratto dal racconto "La scrittura del Dio", L'Aleph - Jorge L. Borges

E ancora su Borges e infinito: Un matematico legge Borges, di Piergiorgio Odifreddi.